Cerca nel blog

10 GIUGNO 1940 L'ora delle decisioni irrevocabili

« Combattenti di terra, di mare, dell'aria. Camicie nere della rivoluzione e delle legioni. Uomini e donne d'Italia, dell'Impero e del Regno d'Albania. Ascoltate! 
Un'ora, segnata dal destino, batte nel cielo della nostra patria. 
L'ora delle decisioni irrevocabili. 
La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo italiano..
 (omissis)
L'Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai.
La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti.
Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: vincere!
E vinceremo, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all'Italia, all'Europa, al mondo.
Popolo italiano!
Corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore! »

Annunciato dal vicesegretario del partito Pietro Capoferri che ordina alla folla il saluto al Duce, Mussolini si presenta, in uniforme di primo caporale d'onore della Milizia davanti ad una folla oceanica. Sono le ore 18,00 del 10 giugno 1940 e il Duce si appresta a pronunciare il discorso che annuncierà al mondo l'entrata in guerra dell'Italia. Il discorso venne trasmesso dall'EIAR (l'attuale RAI) nelle prncipali città italiane, tra cui Bari, Bologna, Firenze, Forlì, Genova, Milano, Napoli, Torino, Trieste e Venezia, tramite altoparlanti appositamente allestiti.

Alle 16,30 dello stesso giorno, il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano aveva convocato a Palazzo Chigi gli ambasciatori francese e inglese. In divisa da ufficiale dell'aeronautica, consegna la dichiarazione di guerra. "Probabilmente avete già compreso le ragioni della mia chiamata", dice andando incontro a un emozionato André Francois-Poncet. "Benché sia poco intelligente, questa volta ho capito", risponde il diplomatico francese, che aggiunge: "Avete atteso che noi fossimo a terra per darci un colpo di pugnale nella schiena, Vi ringrazio comunque di usare un guanto di velluto»".
Più freddo e formale l'incontro con il britannico Percy Loraine, che accoglie la dichiarazione senza batter ciglio.

Immediatamente dopo la proclamazione Hitler inviava il seguente telegramma a Mussolini:

"Duce, la decisione storica che Voi avete oggi proclamato mi ha commosso profondamente. Tutto il popolo tedesco pensa in questo momento a Voi e al vostro Paese. Le forze armate germaniche gioiscono di poter essere in lotta al lato dei camerati italiani. Nel settembre dell'anno scorso i dirigenti britannici dichiararono al Reich la guerra senza un motivo. Essi respinsero ogni offerta di un regolamento pacifico. Anche la Vostra proposta di mediazione si ebbe una risposta negativa. Il crescente sprezzo dei diritti nazionali dell' ITALIA da parte dei dirigenti di Londra e di Parigi ha condotto noi, che siamo stati sempre legati nel modo più stretto attraverso le nostre Rivoluzioni e politicamente per mezzo dei trattati, a questa grande lotta per la libertà e per l'avvenire dei nostri popoli. »

Dura fu la reazione del Presidente americano Roosevelt che alla radio rilasciò la seguente dichiarazione:

« In questo 10 giugno, la mano che teneva il pugnale l'ha affondato nella schiena del suo vicino. »


Tra le personalità che avevano espresso dubbi - se non veri e propri atteggiamenti ostili - sulla decisione di intervenire nel conflitto, nessuna dichiarò pubblicamente la propria opposizione e sulla scrivania del Capo del Governo non vennero recapitate lettere di dimissioni.

"Sono triste, molto triste. L'avventura comincia. Che Dio assista l'Italia", annota sul proprio Diario Galeazzo Ciano.

Con quel discorso pronunciato in un caldo pomeriggio di giugno, Mussolini portò un popolo alla rovina. "Questa è la tragedia della storia italiana", avrebbe detto Winston Churchill alcuni mesi dopo dai microfoni di Radio Londra. "E questo è il criminale che ha tessuto queste gesta di follia e vergogna!"

Dopo 9 mesi di cosiddetta "non belligeranza" il Regno d'Italia formalmente alleato della Germania nazista faceva il suo ingresso nel secondo conflitto mondiale. Le armate tedesche avevano avuto facilmente e direi senza problemi ragione degli eserciti polacco, danese, olandese e belga e avevano letteralmente travolto quello francese. Di li a pochi giorni i tedeschi sarebbero entrati trionfanti a Parigi. Sostanzialmente si trattava di accodarsi alle armate tedesche e cogliere i frutti della Vittoria. La Gran Bretagna rimasta sola secondo tutti gli osservatori avrebbe chiesto la pace a Hitler e il conflitto si sarebbe concluso in brevissimo tempo.E la paura dei tedeschi, in lui sempre più forte. "Non possiamo tirarci indietro", disse "Dopo la Francia, potrebbe toccare a noi".  

Il Duce era informato del fatto che le Forze Armate italiane reduci dalle vittoriose guerre in Etiopia e nella guerra civile spagnola erano in fase riorganizzativa ed era opinione comune che prima del 1942 non sarebbero state pronte ad affrontare un nuovo conflitto. Ma come detto sopra prevalsero le ragioni politiche, era necessario partecipare al conflitto per potersi sedere al tavolo della pace e raccogliere i frutti della vittoria, e tutte le altre ragioni passarono in secondo piano.

Il Regio Esercito il giorno dell'entrata in guerra schiera 75 divisioni su base binaria e 37 fra brigate e raggruppamenti cosi ripartite fra i vari scacchieri:


Alla Frontiera Alpina Occidentale il Gruppo d'Armate "Ovest", composto dalla 1^ e dalla 4^ Armata, più la 7^ Armata assegnata di riserva; in totale 8 Corpi d'Armata comprendenti 22 Divisioni Fanteria, 4 Divisioni e 4 Raggruppamenti Alpini e 2 Raggruppamenti Celeri.

Alla Frontiera Alpina Settentrionale il Corpo d'Osservazione Svizzera, formato da 2 Settori della Guardia alla Frontiera, rinforzati da 1 Battaglione Alpini e 5 Battaglioni Camicie Nere da Montagna.

Alla Frontiera Alpina Orientale il Gruppo d'Armate "Est", costituito dalla 2^ e dalla 6^ Armata, più l'8^ Armata di riserva ancora in formazione; in totale 7 Corpi d'Armata comprendenti 13 Divisioni Fanteria, 2 Divisioni Motorizzate, 2 Divisioni Corazzate, 3 Divisioni Celeri, 1 Raggruppamento Alpini e il Comando Truppe di Zara in Dalmazia.

Nell'Italia Peninsulare e Insulare il Gruppo d'Armate "Sud" comprendente la 3^ Armata; in totale 3 Corpi d'Armata con 7 Divisioni Fanteria e il Comando Truppe dell'Elba.

Nell'Italia Metropolitana l'Armata Difesa Territoriale costituita da ben 15 Comandi di Difesa Territoriale comprendenti 27 Zone Militari Territoriali formate da Depositi Divisionali, Coorti e Centurie di Camicie Nere, Legioni di Camicie Nere dedicate alla difesa controaerea.

In Albania il Comando Truppe Albania con 1 Corpo d'Armata formato da 3 Divisioni Fanteria, rinforzato con 1 Divisione Corazzata, 1 Divisione Alpina e 1 Raggruppamento Celere, oltre ad 1 Comando di Difesa Territoriale con 1 Battaglione Granatieri e 10 Battaglioni Camicie Nere.

In Egeo il Comando "Isole Italiane dell'Egeo" con 1 Divisione Fanteria rinforzata e unità minori.

Nell'Africa Settentrionale il Comando Superiore "A.S.I." composto dalla 5^ e dalla 10^ Armata e dallo Scacchiere "Sahariano"; in totale 5 Corpi d'Armata con 9 Divisioni Fanteria, 3 Divisioni Camicie Nere Libiche, 2 Divisioni Fanteria Libiche e 1 Raggruppamento Fanteria Sahariano.

Nell'Africa Orientale il Comando "A.O.I." costituito dagli Scacchieri "Nord", "Est" e "Sud" e dal Settore Autonomo "Giuba"; in totale 5 Comandi Truppe con 2 Divisioni Fanteria nazionali, 28 Brigate Fanteria Coloniali, 1 Gruppo Battaglioni Camicie Nere oltre a reparti minori regolari e a bande indigene irregolari.

Tale forza, che ad un primo esame può sembrare consistente, lo era nella realtà molto meno. Infatti delle 75 Divisioni mobilitate solo 25 potevano essere considerate complete, 30 erano efficienti ma non complete e 20 erano incomplete, con efficienza bellica ridotta dovuta a gravi lacune nell'armamento e nelle dotazioni varie. Deficitario ed antiquato l'armamento individuale basato anche sul Carcano modello 91 già utilizzato nel primo conflitto mondiale e altrettanto antiquata l'artigleria il cui nerbo era costituito da materiale sempre del primo conflitto mondiale, fra cui molti pezzi di preda bellica. Grave anche la situazione dei mezzi corazzati, il carro leggero L3 era inadatto a qualsiasi operazione, mentre il solo mezzo corazzato degno di nota era il carro medio M11/39 che aveva il grave deficit di avere l'arma principale in casamatta e non installata su torretta girevole. Costruito in soli 90 esemplari verrà tolto di produzione già a dicembre del 1939.

Per quanto riguarda la Regia Marina essa rappresentava la forza armata meglio preparata del Paese. Il giorno della dichiarazione di guerra essa occupava il quinto posto nella speciale graduatoria della potenza navale mondiale.

La nave da battaglia Littorio da oltre 45.000 tonnellate
La possente flotta schierava le seguenti unità:

6 navi da battaglia,
7 incrociatori pesanti,
12 incrociatori leggeri,
57 cacciatorpediniere,
36 torpediniere,
40 sommergibili oceanici,
68 sommergibili costieri,
1 nave coloniale,
61 MAS,
2 sommergibili tascabili classe CA (non iscritti al Quadro del Naviglio).

Oltre ad esse vanno considerate le seguenti unità reduci dal precedente conflitto, non di recente costruzione ma sempre da considerarsi utili:

1 incrociatore corazzato (il San Giorgio trasformato in unità antiaerea verrà dislocato a Tobruk),
2 incrociatori leggeri,
2 cacciatorpediniere,
29 torpediniere,
2 sommergibili costieri (classe H e X del 1918),
5 MAS.

Infine in vari stadi di avanzamento erano presenti nei cantieri navali le seguenti unita:

2 navi da battaglia (classe Duilio, in rimodernamento),
12 incrociatori leggeri (prima esploratori classe Capitani Romani, poi riclassificati come incrociatori),
4 sommergibili oceanici (classe Cagni) più altri 2 classe Marconi in fase di allestimento,
2 MAS.

Alla fatidica data del 10 giugno 1940 in guerra la Regia Aeronautica contava su una forza di 105.430 uomini, dei quali 6.340 piloti, ripartiti in 23 stormi da bombardamento terrestre, 2 da bombardamento marittimo, 1 stormo e due gruppi d'assalto, l'aviazione da osservazione aerea e da ricognizione marittima e 6 stormi ed 8 gruppi da caccia, dotati questi ultimi di un totale di 200 Fiar CR 42, Fiat CR 32, 88 Fiat G 50 e 77 Macchi MC 200.

Savoia Marchetti S.M. 79 schierati
Gli aerei in servizio messi in allerta per la guerra (operazione PR 12) una settimana prima il 10 giugno erano 3.269 di questi 1.332 erano bombardieri, 1.160 caccia, 497 ricognitori e 307 idrovolanti, Di questa imponente macchina da guerra solo 1.796 erano in perfette condizioni per volare e combattere. Molte erano le carenze che si trascinarono nella maggior parte dei casi per tutta la durata del conflitto.

Le tattiche erano le stesse usate nel primo conflitto mondiale, l'addestramento dei piloti era per certi aspetti carente e mancava del tutto un piano di modernizzazione radicale degli aerei in uso

L'aviazione italiana utilizzava benzina ad 87 ottani, mentre altri belligeranti iniziavano ad usare benzine speciali d'aviazione ad alto numero di ottani, le a rmi di bordo erano di mediocre qualità, in particolare mancavano cannoni aerei da 20mm di produzione e progettazione nazionale (vennero poi adottati quelli tedeschi) mentre le mitragliatrici pesanti, pur considerate buone (anche in virtù delle munizioni esplosive), erano particolarmente pesanti e avevano una cattiva sincronizzazione e un basso livello di fuoco

Mancavano dottrine d'impiego antinave moderne e il necessario addestramento congiunto con la Regia Marina; mancavano completamente i bombardieri in picchiata (almeno efficienti, si riparò a questa carenza importando Ju 87 tedeschi), mentre gli aerosiluranti furono adottati a guerra già iniziata; inoltre le bombe antinave italiane o erano vecchie e di tipo dirompente (come quelle da 500 kg) o dotate di spolette assolutamente inefficienti (come le perforanti da 630 kg).

I sistemi di puntamento dei bombardieri erano antiquati e mancavano sistemi di predizione del tiro, mancavano i Radar e deficitario risultava tutto il sistema di allarme e controllo dei velivoli nemici.

Mancava quasi completamente un coordinamento tra l'aeronautica e l'artiglieria contraerea, che a sua volta dipendeva in parte dalla DICAT, in parte dal Regio Esercito e, per le "piazze marittime" dalla Regia Marina; mancavano, inoltre, completamente i caccia notturni e una dottrina d'impiego notturno per i caccia, mancava una programmazione industriale in particolare di tipo politico-ministeriale.

Gli aeroporti erano mal strutturati, privi di mimetizzazione, piste di decentramento e piazzole con barriere anti schegge (inoltre la riparazione delle piste fu un altro tallone d'Achille); inoltre era stata sottovalutata la protezione delle piste contro incursori e commando.

Da tutto questo si può capire che le forze armate entrarono nel conflitto estremamente impreparate ma vedremo nei post successivi che nonostante tutto si batteranno con coraggio e abnegazione riuscendo a scrivere pagine gloriose di storia militare.

Nessun commento:

Posta un commento