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Il Raggruppamento Nazionale Repubblicano Socialista

« Per ingannare i nostri avversari ho lasciato, non appena ho pensato che il nuovo fascismo in Italia fosse abbastanza forte, che alcune controcorrenti dicessero la loro, tra l’altro ho permesso che si formasse un gruppo di opposizione sotto la guida del professor Cione. Il professor Cione non ha una gran testa, e non avrà successo. Ma la gente che ora sta cercando di crearsi un alibi si raccoglierà intorno a lui e quindi sarà perduta per il Comitato di liberazione che è molto più pericoloso »

Con queste parole a inizio del 1945 il Duce cercava di tranquillizzare l'ambasciatore tedesco Rudolf Rahn preoccupato per una possibile svolta "a sinistra" del fascismo, dopo la diffusione della notizie della della nascita del Raggruppamento Nazionale Repubblicano Socialista. 

Quasi nessuno dei nostri lettori ne avrà mai sentito parlare, e neppure noi fino ad oggi ne avevamo sentito mai parlare. L'idea nacque nell’estate del 1944, quando alcuni gerarchi di primo piano della Repubblica Sociale Italiana provarono a "gettare un ponte" tra fascisti e antifascisti, valorizzando in particolare la Socializzazione dell'economia promessa dal Manifesto di Verona.

Si trattava di elementi di primo piano della RSI , fra essi il ministro Pisenti, Franco Colombo, capo della «Ettore Muti», il capo della polizia Renzo Montagna, Junio Valerio Borghese che agirono con l'intento di creare intorno alla RSI una più ampia base di consenso e soprattutto di spaccare il CLN il Comitato di liberazione nazionale.

Il passo successivo sarebbe stato quello di trattare una tregua con socialisti ed azionisti con i quali dare vita ad un governo di «unità nazionale». Questo avrebbe posto gli Alleati di fronte alla scelta di usare le armi contro una repubblica governata da partiti antifascisti o invitare i due governi (repubblica del nord e monarchia del sud) a trovare una mediazione. Ed avrebbe messo il Pci in una situazione assai imbarazzante: appoggiare il governo monarchico contro una repubblica socialista o rischiare di compromettere l’intesa con gli inglesi.

Nella situazione di stallo fra due governi antifascisti, forse avrebbe avuto qualche possibilità di sopravvivenza anche il progetto del «ridotto alpino» della Valtellina, tanto più che Mussolini si illudeva di giungere ad una pace separata con i sovietici.

In questa ottica, il duce nell'agosto del 1944 Mussolini autorizzava il filosofo Edmondo Cione alla costituzione del Raggruppamento Nazionale Repubblicano Socialista, guidato dallo stesso Cione e da Carlo Silvestri durante il regime spia dell’Ovra, la polizia segreta del regime fascista. Sempre su consiglio di Benito Mussolini il Raggruppamento fu autorizzato anche alla stampa di un quotidiano politico, l’Italia del Popolo,che visse vita breve e travagliata osteggiato sia dai tedeschi che dai fascisti oltranzisti che dalle forze del CLN.

Mussolini parla al “Lirico”; a sinistra Barracu e Pavolini
La nuova formazione farà proprio il trinomio “Italia, Repubblica, Socializzazione”, slogan coniato da Mussolini nel suo Discorso della riscossa tenutosi al Teatro Lirico di Milano il 16 dicembre 1944. Nel discorso che sarà l'ultimo e pure ultima apparizione in pubblico del Duce, Mussolini promette una costituente dopo la guerra e persino di affiancare altri partiti al partito unico con funzione di controllo. Esalta la forza e il coraggio di Milano: la città condottiera dove è nato il fascismo, la città che i bombardamenti non hanno ancora piegato. La folla del teatro lirico lo plaude in delirio.

Tornando alla storia del Raggruppamento, l’offerta di collaborazione, avanzata dal questore di Milano Bettini e dal generale Nunzio Luna (della Guardia Nazionale Repubblicana) trovò disponibile Corrado Bonfantini, capo delle Brigate Matteotti (Psi) e i suoi vice, l’ex comunista Gabriele Vigorelli e l’anarchico Germinale Concordia. Ma Riccardo Lombardi per il Partito d’Azione e Sandro Pertini e Lelio Basso per il Psi respinsero l’offerta.

In realtà, Bonfantini ed i suoi non credevano affatto nel progetto, ma cercavano di ricavarne il massimo vantaggio. Chiese ed ottennero la liquidazione della famigerata «banda Koch», con la liberazione di parte dei loro prigionieri. Ed è probabile che si ripromettessero anche di migliorare i propri rapporti di forza rispetto alle altre componenti del CLN. Nel breve periodo di collaborazione infatti essi riusciranno a realizzare una massiccia infiltrazione nella Gnr e nella X Mas, cosa che gli consentirà, negli ultimi giorni, di occupare punti nevralgici come radio Milano. Prudenzialmente, in dicembre Bonfantini dichiarò di ritirarsi dall’operazione, una volta constatato che non se ne poteva ricavare altro.

Il raggruppamento nato ufficialmente il 14 febbraio 1945, svolse comunque all'atto pratico un'attività quasi insignificante. Successivamente assunse il nome di Partito Repubblicano Socialista Italiano, che si sciolse con la fine dell'esistenza politica della RSI. Tutti i suoi sostenitori, benché si proclamassero non fascisti, vennero perseguiti dalle forze partigiane in qualità di collaboratori del governo di Salò.

Gli storici hanno dedicato poco spazio a questo piano, molto rimane ancora da scrivere, certo è che era un impresa difficilmente realizzabile di per sé e comunque l’indisponibilità di Pertini e Basso lo ha fatto fallire sul nascere.

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